Storia

Nel 1993, a Trento, un gruppo di architetti decide di fermarsi. Di guardarsi attorno. Di chiedersi che cosa stesse accadendo all’architettura in una provincia alpina sospesa tra Nord e Sud, tra cultura mitteleuropea e mediterraneità. Nasce così il CITRAC – Circolo Trentino per l’Architettura Contemporanea – per iniziativa di Sergio Giovanazzi e di altri colleghi accomunati da un’inquietudine: la dispersione delle esperienze locali e la progressiva perdita del ruolo civile dell’architettura, proprio nel momento in cui essa sembrava smarrire la propria funzione di strumento collettivo e sociale.

Il “circolo” non è un’accademia. È uno spazio di confronto. Un luogo dove confrontarsi, dubitare, mettere in crisi il proprio lavoro. Fin dalle origini il CITRAC sceglie una strada precisa: non imporre uno stile, ma costruire un terreno comune. Non celebrare l’immagine, ma interrogare il senso del progetto.

Gli anni Novanta sono attraversati da un diffuso ripensamento della modernità. In questo clima il Circolo guarda alle riflessioni sul regionalismo critico, in dialogo ideale con le tesi di Kenneth Frampton. Tuttavia, l’idea di regionalismo che prende forma in Trentino non si traduce in una chiusura identitaria; al contrario, diventa un esercizio di responsabilità: riconoscere che ogni architettura nasce in un luogo concreto, fatto di storia, clima, materia, memoria.


Il luogo diventa così la parola chiave. Non come sfondo pittoresco, ma come campo di tensione. Valli e fondovalle, città e alta quota, edilizia rurale e patrimonio moderno: il CITRAC attraversa questi temi con convegni, mostre, laboratori, viaggi studio. La sede stessa – prima nel Chiostro dei Cappuccini, poi nell’ex Lavatoio di piazza Venezia – è pensata come spazio aperto, laboratorio permanente.

Negli anni, il testimone passa di mano. Presidenti diversi, sensibilità diversi, una continuità di fondo. Con Paolo Piccoli si approfondisce il dialogo con l’Alto Adige, il confronto con figure come Othmar Barth e Werner Tscholl, l’attenzione all’architettura in legno e ai temi bioclimatici. Con Ugo Bazzanella prende forma un progetto ambizioso: il Premio “Costruire il Trentino”, che diventa osservatorio critico sulla qualità del costruito contemporaneo e strumento di catalogazione delle opere più significative.

Accanto all’attività culturale, il Circolo sviluppa una produzione editoriale, promuove la rivista “Luoghi”, intreccia relazioni con istituzioni, università, mondo del costruire. Non per rivendicare un primato, ma per tenere viva una domanda: quale architettura può oggi rappresentare una comunità?

La risposta non è più definitiva. Anzi, la forza del CITRAC sta proprio nella sua vulnerabilità costitutiva. È un’associazione libera, svincolata da interessi sovraordinati, capace di esercitare una critica costruttiva. Un luogo dove l’architettura non è solo professione, ma pratica etica. Dove il progetto è inteso come atto culturale prima ancora che tecnico.

A trent’anni dalla fondazione, il bilancio non è celebrativo. Non c’è agiografia. C’è piuttosto la consapevolezza di aver custodito un fuoco. Di aver alimentato una comunità pensante. In una provincia che cambia rapidamente, tra pressioni turistiche e trasformazioni urbane, il CITRAC continua a ricordare che costruire significa assumersi una responsabilità verso il paesaggio e verso chi lo abita.

Forse è questo il suo lascito più importante: aver restituito all’architettura la dignità del dubbio. E aver fatto del confronto – talvolta acceso, sempre rigoroso – il vero spazio pubblico della disciplina.

Storico presidenti

1993 – 2000 Sergio Giovanazzi

2000 – 2005 Paolo Piccoli

2005 – 2011 Ugo Bazzanella

2011 – 2018 Marco Piccolroaz

2019 – 2025 Emiliano Leoni

2025 – Luca Valentini